L’identità nazionale: orgogliosi ma di cosa?

Cultura, arte e sport al centro dell' "Italianità". Ma non la politica

 | 24/01/2011
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«Non c’è un solo modo di essere italiano. Ne vedo tanti. Per il mio Paese non potrei dire la stessa cosa, per questo sono affascinata dall’Italia»: l’amica argentina, viaggiatrice colta e fervente patriota, durante una chiacchierata in pausa pranzo, mi colpisce con la sua analisi.

Non c’è un solo modo di essere italiano. Mi vengono in mente, e glieli cito, dialetti e tradizioni, cibi e vini, colline e spiagge, civismo e sudditanza, ricchezza e sacche di povertà. Eh sì, non c’è un solo modo di essere italiano. Ce ne sono tanti e diversi. È l’Italia dei cento campanili. Una ricchezza o un elemento di forte debolezza, come sostiene lo storico Fernand Braudel?

E che dire di quello stereotipo che vorrebbe gli italiani quale popolo poco nazionalista o debolmente attaccato alla propria patria?

Parlare di identità nazionale in Italia non è – insomma - compito agevole. Per questo è opportuno oggi, mentre le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia entrano nel vivo, riflettere da un lato su quale sia l’effettivo livello di attaccamento alla nazione (l’intensità dell’identificazione con il proprio paese) dall’altro su cosa questo attaccamento significhi (cosa hanno in mente gli italiani quando pensano all’identità nazionale? Quali elementi prevalgono? Quali dimensioni hanno il sopravvento?).

Lo faremo analizzando, sinteticamente, dati provenienti da inchieste di massa.

Gli italiani sono considerati, per citare il titolo di un articolo di Paolo Segatti, un caso classico di debole coscienza nazionale, quale risultato di diversi fattori; alcuni di lungo periodo – su tutti, il ritardo con cui è stata completata l’unificazione nazionale rispetto ad altre nazioni; altri risalenti a un’epoca relativamente più recente – la disgregazione nazionale seguita all’otto settembre, che portò alla “morte della Patria”, per citare un altro celebre studio, questa volta di Galli della Loggia.

Figura 1: L’identità nazionale tra i Paesi Europei (valori % medi 1981-2009)

 Fonti: World Value Surveys; Eurobarometro

Lo stesso andamento temporale dell’attaccamento nazionale (figura 2) evidenzia una dinamica pressoché identica per Italia ed Europa.

Figura 2. Andamento nel tempo dell’identità nazionale (1981-2009). Italia ed Europa a confronto

Dati: World Value Surveys; Eurobarometro. I valori delle due figure rappresentano la percentuale di chi ha risposto di essere molto o abbastanza orgoglioso della propria nazione. In alcuni anni la domanda si riferisce all’attaccamento, ma i due indicatori sono fortemente correlati tra di loro.

Insomma, gli italiani non sembrano un caso di debole coscienza. Certo, Billig ci avverte che l’attaccamento alla propria nazione può essere scontato, banale (per riprendere il termine, indubbiamente d’effetto, presente nel titolo del suo libro). 

Pertanto la questione va approfondita. Un modo per farlo è ragionare sul contenuto dell’identità nazionale, sul suo significato. Riflettere cioè sui meccanismi mentali che si attivano quando ai cittadini viene chiesto quali elementi prevalgano nel sentirsi orgogliosi dell’Italia.

Le inchieste di massa consentono un’analisi di questo tipo: fin dal celebre studio di Almond e Verba (siamo alla fine degli anni ‘50) gli elementi prevalenti dell’orgoglio nazionale erano di matrice culturale/etnica più che civica: il trentanove per cento dei rispondenti citava le caratteristiche fisiche del paese, il ventisei per cento invece il contributo alle arti, musica e letteratura. Solo l’uno per centro menzionava la legislazione sociale e pensionistica e meno del sei per cento il sistema politico-legale, le libertà civili, la stabilità politica, che invece erano citati da quasi il novanta per cento degli statunitensi e da oltre il cinquanta per cento degli inglesi[1].

Oltre trent’anni più tardi, siamo nel 1995, l’ ISSP (International Social Survey Programme) sollecita nuovamente gli italiani ad esprimersi sui motivi per cui essere orgogliosi della propria nazione: non è naturalmente possibile una comparazione diretta con l’inchiesta di Almond e Verba ma è certamente possibile affermare che il quadro d’insieme non cambia e che la dimensione culturale resta prevalente nella percezione che gli italiani hanno dell’attaccamento al paese: patrimonio artistico (novantasei per cento), traguardi nello sport e storia (novanta per cento per due dimensioni) “guidano” la graduatoria; in coda il funzionamento della democrazia (ventisei per cento), l’influenza politica (ventitre per cento) e l’equo trattamento dei gruppi (ventuno per cento).

Quattro anni dopo (dati Circap-Nomesis) per il novantacinque per cento è il patrimonio artistico a costituire soprattutto l’identità nazionale italiana, solo il diciassette per cento cita il funzionamento delle istituzioni democratiche.

Nel 2002 anche l’Eurobarometro introduce domande sulle dimensioni dell’identità nazionale: è sempre l’aspetto culturale a prevalere (quarantuno per cento) mentre il funzionamento del sistema politico è citato dal trentuno per cento degli intervistati.

In questo senso, sembra di scorgere una timida inversione di tendenza. Confermata, in parte, dai dati raccolti nell’ambito dell’inchiesta Intune del 2007 e, nuovamente, dalle evidenze Eurobarometro di due anni più tardi, sintetizzate nella tabella 1.

Tab. 1: Il significato dell’attaccamento all’Italia (2009)

Nessuno

1,4

Essere attivi in associazioni

6,8

Avere almeno un genitore italiano

12

Essere cristiani

12,8

Padroneggiare la lingua

12,9

Esercitare diritti civili (p.es voto)

22,7

Essere cresciuto in Italia

23,7

Sentirsi italiano

35,3

Essere nato in Italia

41,4

Avere tradizioni culturali comuni

42,8

Fonte: Eurobarometro 71.3 (casi mancanti esclusi dal computo).

[1] Le interviste per lo studio “The civic culture” furono condotte tra il 1959 e il 1960. Va detto che si trattava di domande aperte, codificate a posteriori. Erano naturalmente previste più risposte.

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