
La diffusione della libertà di stampa va di pari passo con la progressione ed evoluzione dei regimi democratici”, sono le parole utilizzate dall’ex direttore del Corriere della Sera per affermare come la libertà di informazione costituisca il fondamento imprescindibile e dalla duplice valenza per la società, dal momento che determina sia la promozione dell’esistenza di un pubblico vigile ed informato sui fatti, che la possibilità, tutta civile, di incentivare la discussione collettiva e critica sul significato dei fatti. Unica terapia sociale e dovere pubblico da perseguire per combattere la regressione della democrazia verso forme di fanatismo e totalitarismo.
Con una forte dichiarazione di fiducia nella funzione del giornalismo, Mieli esalta l’incisività e la severità che la stampa ha conservato e continuerà a custodire nel tempo. “La chiave è quella di essere comunque ottimisti perché l’informazione trova sempre la sua strada. In quattro secoli di storia la stampa ha sempre recuperato i canali ed i modi per esprimersi, senza mai perdersi – e aggiunge – è proprio in un momento così particolare che si rende necessario fare riflessione ed incentivare il dibattito, piuttosto che fomentare agitazione e proteste confusionarie”. Dunque, pochi lutti e molta invettiva, è questa la ricetta per fronteggiare i momenti più difficili. Dove per invettiva si intende la potenza e la carica espressiva del mezzo mediatico più efficace dei nostri tempi, internet, la nuova frontiera dell’informazione pubblica a cui bisogna aprirsi il più possibile.
E infatti, per Mieli sarebbe auspicabile incentivare e favorire lo spostamento dell’informazione tradizionale, e quindi della carta stampata, verso questo ormai indispensabile ed autorevole, mercato dell’informazione. Inoltre, aprire all’utilizzo di internet costituirebbe un’indispensabile opportunità per mettersi “al riparo degli interventi censori”, e quindi identificarsi in un “luogo virtuale” in cui combattere le battaglie alla limitazione dell’espressione. La chiave di volta potrebbe essere proprio quella di trasformare il ruolo e l’approccio dei quotidiani tradizionali attraverso l’apertura ad un modo di comunicare diverso: abituarsi, e dunque accettare la presenza autorevole e l’utilizzo di internet.
Imparare a guardare ai nuovi mezzi di comunicazione - proprio come negli anni ‘70 Berlusconi aveva intuito nel mezzo televisivo, generando così il far west dell’informazione - significa una presa di coscienza da parte della stampa cartacea a non percepire il mezzo mediatico come proprio nemico, incursore ostile nella propria esistenza, ma a legittimarlo quale elemento di evoluzione indispensabile alla propria sopravvivenza. Quindi, “buona pratica per il mondo della stampa è non comportarsi in maniera arretrata pur di avere un lettore in più in edicola, ma guardare a internet quale opportunità per costruire occasioni valide per fare informazione in modo libero producendo valore”, ovvero ricchezza economica. Un’interpretazione che potrebbe risolvere anche il difficile ed ingiusto problema dei tanti giornalisti che prestano la propria professionalità a titolo gratuito e volontario sulla stampa on-line.
Il concetto di obiettività prende così forma nel significato più critico e costruttivo della sua accezione, ovvero nel ricercare la veridicità e l’imparzialità, “non in conferma a quello che avevamo in testa, ma in contrapposizione, in negazione al nostro mondo”. Di qui, il meccanismo di specchiarsi nei giornali è per l’ex direttore un dispositivo che ha fatto il suo tempo, perché il rischio della carta stampata è quello di affidarsi ad unica fonte. Educare, invece, alla fruizione di questi mezzi di informazione comporta la possibilità di creare un sempre più crescente numero di persone orientato a farsi un’opinione. Risorsa della democrazia è, infatti, fruire di più fonti e riconoscerle mettendole a confronto tra esse. Fornire un’informazione meditata e comparata consentirebbe per i giornali avere un valore aggiunto in termini di conquista di nuovi lettori, e dunque di guadagno economico. Si paventa così una nuova possibilità di costruire ricchezza economica permettendo ai giornali di acquisire un potere particolare: diventare strumento di formazione forte e capace nello sfidare il potere.
“La forza economica di un giornale consiste proprio nella capacità di criticare il potere”, conclude Paolo Mieli. La libertà di stampa esiste solo nella volontà degli organi di informazione di opporsi e giudicare il potere perché in una democrazia la verità “non è monopolio al 100% di una parte”. Dunque, è necessario che la stampa sia aperta al pluralismo, evitando l’appiattimento sociale e politico, ma “ciò non vuol dire che i giornali non abbiano il dovere di prendere una posizione”.
a cura di Amelia Realino