Come discutere laicamente

BERTINORO | La sintesi della quarta giornata negli interventi di Nicola Fiorita, Giovanni Scambia e Vivas Teson

 | 26/07/2010
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La giornata conclusiva del seminario di Bertinoro si è caratterizzata per un approccio più concreto verso le tematiche principali della Scuola di Politica, proponendo come arena di scontro dialettico il matrimonio e le unioni. Trovare “l’anima gemella” non è che l’inizio dell’impervio percorso culminante nella celebrazione dell’amore in forma di impegno pubblico e giuridico, soprattutto se la coppia non risponde a criteri di tradizione millenaria. Il riferimento è a tutto ciò che non rientra nel matrimonio “classico”, ovvero principalmente le coppie di fatto e le persone omosessuali aspiranti all’unione matrimoniale.

L’Onorevole Andrea Sarubbi è stato invitato ad esporre il punto di vista di un cattolico di fronte alla discussione laica del matrimonio e delle unioni in generale. Il Deputato parte dal presupposto che l’Italia non debba diventare un Paese multiculturale, ma che lo sia già e che la politica non può permettersi il lusso della presunzione di indirizzare i cambiamenti sociali, anzi di fronte ad essi ha solo due possibilità: subire il fenomeno evolutivo o governarlo. Nel caso delle unioni non intenzionate alla celebrazione del matrimonio, la posizione della Chiesa cattolica si rivela una “soluzione minimalista” a favore di una sostanziale neutralità statale “che non deve vietare ma nemmeno giuridicizzare”; al contrario il matrimonio omosessuale è giudicato “non giusto per natura”. Lo Stato italiano, d’altra parte, dimostra un approccio ideologico preventivo, in luogo di quello pratico, concedendo alle coppie una scelta molto restrittiva: il vivere al confine del diritto o convolare a nozze assumendo un impegno di fronte a tutta la società. Interessante, infine, è la proposta della Chiesa dei Gesuiti di trovare una “terza via” di soluzione della questione. Sarubbi insiste con forza nel raccomandare alla Chiesa ufficiale di non scegliere una parte politica, se vuole mantenere intatto lo spazio politico che si colloca in posizione intermedia fra l’abbandono e l’esasperazione della fede.

La Prof. Teson dell’Universidad de Sevilla si è concentrata sulla trattazione giuridica spagnola delle unioni di fatto e dei matrimoni omosessuali. Anche in Spagna le coppie di fatto non sono un fenomeno nuovo né anti-giuridico, quanto piuttosto a-giuridico siccome non sono regolate. Tuttavia ha carattere rilevante l’annoso problema dell’insicurezza giuridica dato dalla presenza di leggi regionali riguardo queste situazioni, inoltre sono fra loro molto diverse ed incostituzionali perché ingerenti nel campo di competenza statale. Il risultato è un’opposta rilevanza delle unioni, giudicate come legali a livello regionale in 13 delle 17 regioni spagnole ed al tempo stesso non legali a livello nazionale. Dal 1 luglio 2005 anche lo Stato spagnolo, come prima Olanda e Belgio, contempla nel proprio ordinamento giuridico civile una legge che tutela non solo il matrimonio fra due persone dello stesso sesso, ma anche l’adozione da parte di tali coppie. La norma di Zapatero è molto semplice ma allo stesso tempo efficace: conserva intatta l’istituzione del matrimonio estendendola alla fruizione di diritto degli omosessuali. Il quadro della tutela di una quasi illimitata libertà sessuale è completato dalla legge sul cosiddetto “divorzio express”, che permette di chiedere direttamente l’inizio della pratica processuale anche se priva di motivazione, da quella sull’aborto, che estende il diritto di ricorrere all’interruzione di gravidanza anche a ragazze con minimo 16 anni di età senza l’obbligo dell’autorizzazione parentale, e dalla legge sulla modifica dell’identità sessuale dell’individuo, che può decidere di cambiare il proprio sesso anagrafico anche in assenza di un intervento chirurgico.

A cura di Nicole Battini

 

“Come deve comportarsi uno stato laico nei confronti dei simboli religiosi?” è stata questa la domanda che ha accompagnato tutto l’intervento di Nicola Fiorita, professore di diritto ecclesiastico all’Università di Firenze. Per rispondere a tale questione, sono stati presi in analisi due tra i simboli religiosi che recentemente hanno creato un acceso dibattito nell’opinione pubblica: il crocifisso e il velo integrale.

A porre la questione del crocifisso al centro del dibattito pubblico, ha evidenziato il professor Fiorita, non è stata la sua rilevanza giuridica, bensì la risonanza mediatica che ha avuto. Ricostruendo punto per punto la vicenda normativa, infatti, Fiorita ha mostrato come, inizialmente, il tema appariva marginale tanto che nessun tribunale voleva affrontarlo e si dichiarava incompetente in materia. Successivamente, però, quando la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato come lesivo di laicità l’esposizione del crocifisso, simbolo religioso, in un luogo pubblico come la scuola, si sono scatenate reazioni molto forti nell’opinione pubblica. Ciò, ha portato alla strumentalizzazione politica di tale argomento. Molti sindaci, infatti, hanno emesso ordinanze che obbligavano l’esposizione del crocifisso nelle scuole, pur sapendo che queste avevano un valore soltanto politico in quanto palesemente incostituzionali. Il Governo Italiano, invece, ha impugnato la sentenza ed ha fatto ricorso puntando su due principi: il margine di apprezzamento e il richiamo alla volontà della maggioranza. Fiorita, dal canto suo, ha affermato che, il secondo principio richiamato dallo stato è contrario al principio di laicità esattamente come l’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche. Questo perché, a suo avviso, laicità significa soprattutto pluralismo ed equidistanza, e, basare tutto sul rapporto maggioranza-minoranza non può che essere lesivo di ciò. Le religioni devono essere presenti nello spazio pubblico, differente è se una religione occupa lo spazio pubblico.

Nell’affrontare, invece, la questione del velo integrale, Fiorita ha sottolineato quanto questa sia stata fin da subito e sia tutt’oggi molto più complessa. Proprio per questo motivo, l’atteggiamento della maggioranza degli stati europei consiste nel non fare una legislazione al riguardo ma prendere provvedimenti specifici a seconda dei vari casi e dei loro contesti. E’ inutile negare che il velo integrale rappresenti un problema per motivi come la libertà della donna o l’identificazione. Allo stesso tempo, però, ciò a cui dobbiamo stare attenti è non arrivare ad un atteggiamento discriminatorio nei confronti della religione islamica (che, tra l’altro, non impone il velo, ma, parla in maniera molto vaga di un abbigliamento pudico). “Il diritto di libertà religiosa va rispettato soprattutto quando è lontano dalla maggioranza” ha sottolineato Fiorita. Ciò che è certo, ha aggiunto, è il bisogno di flessibilità, poiché, ad oggi, nessuno ha una soluzione certa per risolvere tale questione. Occorre, ad ogni modo, fare sempre riferimento al principio di laicità, che garantisce, qualunque sia la gestione, il mantenimento della “vera identità dell’occidente”: uguaglianza, tolleranza, ragionevolezza e pluralismo.

Nel bel mezzo del dibattito sul rapporto tra laicità e religione non poteva certo non inserirsi un terzo elemento, anch’esso cruciale del nostro tempo e in continua relazione con i primi due: la scienza. Giovanni Scambia, prof. Ordinario di ginecologia oncologica all’Università S.Cuore-Gemelli, ha “spostato”, attraverso il suo intervento, la riflessione collettiva sul tema della biotecnologia. Al centro del dibattito sono state poste varie questioni: il contributo che essa apporta per la cura di malattie anche gravi, i limiti con cui essa si scontra (per esempio i costi) ed ovviamente anche il suo rapporto con l’etica. “Si può pensare ad una tecnica che non abbia alla base un’etica?” La risposta è no, ha affermato Scambia. Dobbiamo pensare però ad un’etica del futuro che riesca a stare al passo con l’innovazione tecnologica. Al giorno d’oggi, scienza e tecnica possono fornire numerosi e importanti apporti per migliorare la qualità della vita, occorre, dunque, riuscire a discuterne laicamente (inteso come “senza pregiudizi”) e trovare un giusto equilibrio. Poiché, in una società che sia civile, democratica e laica, l’obiettivo fondamentale è un’”equa e solidale ricerca del bene comune”.

 

A cura di Giulia Gambacciani

 

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